STORIE

In questa area del sito voglio condividere con voi delle storie, mie e di altri, una sorta di diario, in cui presentarvi persone e cose interessanti, farvi guardare attraverso i miei occhi e non meno importante, raccontarvi dei talenti che ho trovato nel nostro territorio, facendo in modo che questo spazio possa essere anche per loro, una vetrina.

Ugo e Lola

21 maggio 2026

Qui voglio raccontarvi il percorso che ho attraversato per arrivare a creare questi personaggi, così che possiate comprendere al meglio cosa c’è dietro queste faccine.

La pandemia del 2020 è stato un momento di cambiamento per una buona fetta dell’umanità, un pò tutti nella calma e nel silenzio abbiamo attuato dei cambiamenti personali, in alcuni casi ci siamo dedicati alle cose che da sempre avremmo voluto fare, nel mio caso, usare l’argilla come materia per realizzare tutte quelle idee, che da designer, mi ritrovavo inevitabilmente nella testa.

Ho comprato i primi panetti di argilla e dopo averci giocato un po, ho riversato su quella terra, senza neanche pensarci, “quello che veniva” una sorta di sfogo di ciò che mi albergava dentro in quel momento, questo sarebbe stato il mio primo esperimento raku, una tecnica ceramica Giapponese, che tende a drammatizzare l’aspetto della ceramica, ma anche decorarla con imprevedibili effetti, intensi, metallici, preziosi. Non sapevo cosa stavo facendo e non avevo “intenzioni” se non quella di sperimentare e vedere cosa ne usciva fuori, lasciando andare le cose come volevano andare.

Così, dal mio forno artigianale a gas e dalle fiamme del raku sono usciti questi tre personaggi: Furio, Ice e Clementina.

Mentre li realizzavo, ascoltavo le notizie dal mondo e pensavo al nostro pianeta, a come sarebbe guardarlo da fuori, dallo spazio, così mentre modellavo, i loro sguardi si sono fatti increduli, le espressioni trasudavano dispiacere, si è impresso, nei loro volti, l’attimo della paralisi in cui si ha uno shock previsto, ma accompagnato dal dolore e dallo sgomento di chi ha visto qualcuno, scegliere di autodistruggersi, mentre aveva la possibilità di salvarsi. Così mi immaginavo delle creature che guardano l’umanità.

Nei giorni a seguire li osservavo, ero incredibilmente soddisfatta dal mio esperimento, erano bellissime, ma c’era qualcosa che in qualche modo, non mi tornava, le sentivo lontane da me, da quello che stavo cercando di fare. Non mi rappresentavano. Improvvisamente un giorno collegai tutto, le emozioni, Tesla, le vibrazioni dell’universo, non si trattava dei colori, della forma, della bellezza, era quell’emozione… Quei personaggi riflettevano esattamente l’emozione che guidava le mie mani mentre le realizzavo. Quindi ne ho dedotto che quando realizziamo qualcosa, stiamo potenzialmente progettando uno stato d’animo.

Ho visto negli ultimi decenni, la produzione artistica in generale, dalla moda alla fotografia, piuttosto che intere community, ispirarsi spesso a cose che gettano l’animo umano in un abisso oscuro. Parlando con Alberto, il mio compagno di università, che è anche un fotografo da generazioni, riflettevamo proprio su questa tendenza degli ultimi decenni a mettere il disagio, il degrado, la superficialità sul palcoscenico, quando avevamo iniziato i nostri studi erano tutt’altri i valori che permeavano i nostri progetti. Questo pur considerando il concetto di denuncia sociale e la sua importanza, credo che la vera ribellione sia nella proposta di modelli, emozioni e idee positive.

A sintesi di tutti questi ragionamenti, mi decisi a creare un prodotto che “parlasse”, se un manufatto poteva incutere stati d’animo poco piacevoli poteva fare anche il contrario, potevo scegliere, decidere la frequenza che volevo.

E io volevo rimettere sul palcoscenico la bellezza, quella autentica e l’ho ritrovata nei bambini, l’espressione più pura dell’intera umanità, ci portano in dono il ricordo di cosa siamo e dovremmo essere, restituendoci il gioco, i sorrisi e la leggerezza, ed è quella la frequenza a cui ho deciso di far risuonare questo progetto. L’ho fatto racchiudendo tutto in una forma cosmica, come l’uovo, il grembo materno, la luna, il sole la terra, l’archetipo della sfera, che parla all’inconscio di tutti noi come qualcosa di arcaico.

Non volevo un oggetto ma una creatura che, come noi esseri umani, fosse ogni volta un pezzo unico, da scegliere, di cui innamorarsi, a cui legarsi. E così che quell’uovo ha preso vita, si è fatto spuntare 4 gambette e la sua personalità, come fosse curioso di compiere la sua missione.

A completare il quadro appunto, la missione. Questa è la bella sorpresa di Ugo e Lola, non solo sculture uniche e carine da guardare su un mobile del soggiorno, ma veri e propri compagni nei tuoi momenti di meditazione e riallineamento interiore. Queste faccine sono presenze che ti invitano a ricordare che ogni tanto, ti devi fermare, smettere di pensare a tutto e respirare. L’arte dell’ikebana, della meditazione, unita al concetto del bambino interiore, ci proietta in una dimensione calma, dolce e leggera, in cui si è liberi di creare e rigenerare la propria energia per poi diffonderla in tutto il tuo ambiente.

Ogni creatura incontrando il tuo sguardo, è come se dicesse:

Hey! che ne pensi di piantare qualche bel nuovo pensiero nella nostra testa?

La Bancarella

10 Maggio 2026

Nell’estate del 2025 un esperimento bellissimo.

Insieme alla mia amica Amanda, un artista pazzesca, decidemmo di buttarci nell’impresa di creare una bancarella, dove esporre le nostre opere e testare il feedback dei nostri lavori su un pubblico vasto, internazionale e di passaggio, come quello che attraversa le strade del centro storico di Lecce. Ne parlavamo con l’aria di chi non sapeva in cosa si stava impelagando e quanto questa esperienza ci avrebbe tolto o lasciato alla fine, ma avevamo la necessità di sentir smuovere le acque, far librare le nostre creazioni in strada affinchè incontrassero gli occhi degli altri.

Li, ho conosciuto artisti incredibili, artigiani sperimentatori, poeti cantautori, maestre del riuso ecosostenibile, che meritano di essere conosciuti e che vi presenterò più in la.

Volevo capire qual era il tipo di pubblico interessato ai miei Ughini, così da intercettare il mio target di riferimento. Ma non era una cosa facile!la ceramica si sa, non è la forma d’artigianato più a buon mercato che ci sia, i costi dietro un pezzo unico sono abbastanza elevati e potrebbe risultare poco avvicinabile da un pubblico giovane, tuttavia il mio design è ispirato all’infanzia, ha i connotati freschi e allegri di un giocattolo. E allora?chi avrebbe “adottato” queste creature?persone sui 20? 30? 40? 50anni?

Il primo cliente:

Una volta esposti i miei Ughini, guardavo le facce intenerite delle persone che passavano, la loro espressione mi restituiva esattamente l’emozione che intendevo scatenare in loro, ma ora bisognava capire chi sarebbe stato disposto ad acquistarlo. Ad un certo punto, un signore elegante sulla 70ina accompagnato dalla moglie e due ragazzine sui 17 anni , entusiasta nel guardare tutte quelle creaturine colorate che gli sorridevano, le prendeva una a una per guardale in viso, era deciso ad averli , le due ragazzine intente ad abbronzarsi con la luce del cellulare sembravano immuni ai richiami del signore che gli agitava gli Ughini davanti come un bimbo felice.

Ne scelse a fatica due, quando gli dissi che erano pezzi unici e doveva innamorarsi dei suoi, perchè sarebbe stato l’unico al mondo ad averli. Ho seguito incuriosita la sua scelta e il suo sorriso soddisfatto e felicissimo mi lasciò di stucco. Capii allora che non c’era un “target” di acquirente, quelle creature avevano sviluppato una comunicazione diretta col bambino interiore di persone di qualsiasi tipo, età, sesso, religione e stato sociale. non si facevano comprare ma adottare. Fu una scena epica che mi convinse ancora di più, a lavorare verso un design emozionale, che tende a solleticare quella parte tenera e infantile sempre viva in molti di noi.